oggi
luglio 2007
maggio 2007
febbraio 2007
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
aprile 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
*loading* copie
Correggio Mon Amour 2.0 ... coming soon!
Presentazione progetto Mondineduepuntozero.org
Web 2.0 ... The Machine is Us/ing Us
cade il governo Prodi...
I Cavalieri dell'Ideale
di Michele Serra
Si capisce, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo. Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
(tratto da "L'amaca" di Repubblica)
2006
tratto dal blog di Nuccini!
Non so come sia andata a voi ma questo che si conclude è stato un anno dalle tante facce. Alcune spensierate e felici. Altre no. Ma perferisco sorvolare. Una volta tanto. Non è il momento per "timor et maestitia" Se ci penso dico: abbimo vinto in mondiali (nonostante la buffonata di calciopoli). Ci siamo tolti dai conglioni silvio berlusconi e anche bush non se la passa bene. Abito da solo. Ho fatto un disco solista e suonato a Tokyo. Al nostro concerto di ostia antica con mogwai c'era morrisey in guest list (che poi non s'è presentato, ma basta l'intenzione). Insomma, di cosa da festeggiare ce ne sono. Abbiamo pure sfornato il terzo album dei giardini di mirò. E non è stata una passeggiata nel dopocena. Ve lo assicuro. Ma di questo se ne parlerà nel 2007. Motivi per sollevare un calice stanotte, ci sono. E mi piacerebbe farlo, virtualmente con voi tutti. In particolare vorrei farlo con persone che hanno rappresentato un riferimento in questo anno complesso. E faccio alcuni nomi. Michele, Antonio, Simona, mia sorella Francesca, Davide, Grillo, Daniele, Mimì. Ed ovviamente i gdm. E tutti quelli che non ho citato e che porto con me. A loro va il mio affetto sincero e grato. Buon anno
Qui trovate il testo.
Tocar y Luchar (suonare e combattere)
www.tocaryluchar.com
Pubblichiamo una lettera di Claudio Abbado.
“Come ogni anno, torno dal Venezuela avendo vissuto un’esperienza che ogni volta mi fa scoprire nuove strade, sia dal punto di vista sociale e culturale, sia dal punto di vista umano e mi fa comprendere sempre di più l’importanza di quanto è stato realizzato in questi trent’anni dall’amico José Antonio Abreu.
Il sistema Abreu organizza l’intero arco della formazione musicale, da quella di base ai corsi di perfezionamento, con scuole sparse in tutto il Paese; sedi scolastiche di ogni genere, anche per bambini disabili. Le due cose che mi hanno impressionato di più sono il loro entusiasmo e l’energia che dimostrano. Questi giovani musicisti si ritengono molto fortunati perché hanno una chiara prospettiva sociale, che nasce da un bellissimo approccio collettivo alla musica, dalla gioia di fare musica assieme.
L’organizzazione di Abreu ha sempre avuto il sostegno e i finanziamenti di tutti i governi. Tutti sono d’accordo con le sue idee, perché sono giuste, indipendenti e costruttive, e perché sono realizzate attraverso una struttura semplice e funzionale. Il sistema può essere descritto metaforicamente come una piramide. Alla base ci sono le orchestre per bambini, nel mezzo quelle giovanili e in alto l’orchestra Simòn Bolìvar, con la quale abbiamo quest’anno realizzato delle registrazioni e dalla quale sono emersi giovani musicisti molto promettenti. Questi musicisti diventano dei simboli per tutti gli altri, esempi da seguire: come Edicson Ruiz, che a soli 19 anni suona il contrabbasso nella Filarmonica di Berlino, e Gustavo Dudamel, l’attuale direttore dell’Orchestra Simòn Bolìvar, che stimo moltissimo e che, uscito dalle scuole di Abreu, ora dirige anche a Berlino. Verremo insieme a metà settembre con la sua orchestra a Palermo e a Roma e tutti potranno ascoltare questa realtà unica al mondo.
In Venezuela, dove esiste un contrasto terribile fra la ricchezza petrolifera e la povertà di milioni di persone che vivono nei barrios, questa iniziativa appare come una nuova luce, capace di coinvolgere oggi più di 240mila giovani in tutto il paese. Analogamente, esistono alternative e soluzioni possibili alle situazioni critiche diffuse in tutto il mondo. In ogni paese, anche senza l’appoggio da parte dei governi, ci sono iniziative di grandissimo valore, come l’esempio, a Caracas, della recente, generosa donazione da parte di un centro di ricerca universitario americano di oltre 200 apparecchi acustici ai giovani sordomuti del Coro delle Mani Bianche, che esprimono la musica attraverso il movimento delle mani.
Come cittadino del mondo, sento la necessità di parlare di queste iniziative costruttive e di alcuni punti critici della situazione mondiale. Sono cose che di solito vengono nascoste per coprire un sistema che trovo ingiusto per la maggioranza dell’umanità. Esiste da molti anni un’economia mondiale basata sull’uso del petrolio, che ha portato a scelte e decisioni di grande egocentrismo, di cui profitta soltanto una minoranza. Si può dire, approssimando, che meno del 10 per cento della popolazione si arricchisce, mentre il restante 90 per cento muore di fame o vive nella povertà. Davanti a tale constatazione è vergognoso tacere. Questo sistema è stato portato avanti senza lungimiranza, cercando di coprire con menzogne la possibilità di sistemi economici alternativi. Si è arrivati perfino a portare la guerra a paesi che, se non avessero avuto il petrolio, non sarebbero stati attaccati. Nessuno può in questo momento cambiare questo sistema, tranne le persone che lo governano, ma allo stesso tempo è assurdo aspettare per realizzare alternative che sono già in parte funzionanti e non portarle alla conoscenza di tutti. In effetti, tra le economie non basate sull’uso e commercio del petrolio, esistono iniziative contro l’inquinamento, come l’energia solare, quella eolica, quella da fonti energetiche combinate, e l’idrogeno, elemento che sviluppa energia a inquinamento zero. Vi sono alcune regioni, in quattro paesi d’Europa che fanno ampio uso dell’idrogeno, impiegato dai mezzi di trasporto e come base per l’economia del paese; in Europa si stanno costruendo stazioni di rifornimento all’idrogeno, che coinvolgono almeno quattro nazioni. Si parla pochissimo di questi fatti, quando invece si raccontano assurdità sul costo “proibitivo” dei mezzi a idrogeno rispetto agli altri. Al contrario, l’uso del petrolio, fra trasporto e prezzo in continuo aumento, costa dodici volte in più dell’economia legata all’idrogeno. Vediamo chiaramente che quando una nuova strada ha uno scopo strettamente commerciale, e non mette in discussione un certo tipo di equilibrio economico, non si creano difficoltà per impedirne la diffusione. In realtà, se un’intera regione, o anche una sola città, acquistasse un centinaio di vetture a idrogeno, i costi verrebbero abbattuti al di sotto di quelli degli attuali mezzi di trasporto. Ci sono anche altre alternative positive, che colpevolmente non vengono messe nel dovuto rilievo, come il fatto che in Italia esistano già da anni città che sviluppano varie forme di energia geotermica, sfruttando in vari modi l’acqua calda della terra per il riscaldamento totale di abitazioni, uffici e scuole. Questo sarebbe realizzabile in molte altre città o rioni di città più grandi. Ma voler consumare assolutamente più petrolio porta all’eliminazione a priori non solo di economie alternative, ma talora, addirittura, dell’uso razionale dell’elettricità, come ad esempio il trasporto dei camion per ferrovia attraverso il Brennero, fino a Verona — cosa di cui non si sente mai parlare. Se non esistessero forme di razzismo e questa volontà di proteggere a tutti i costi il sistema di interessi legato al petrolio, si potrebbero sfruttare le condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo delle energie alternative proprio nei paesi e nei continenti più poveri, dove si muore di fame. Sono silenzi che continuano a consolidare l’indole umana di distruzione, mantenendo la maggioranza della gente il più possibile nell’ignoranza. Occorre fare sapere che più del 90 per cento della popolazione mondiale ha diritto di conoscere quali sono le possibilità di cambiare un sistema economico disastrosamente egoistico”.
Claudio Abbado
Correggio Mon Amour: un libro sulla storia della musica e dei musicisti correggesi
Il Centro Culturale L.L.Radice invita tutti i gruppi musicali correggesi del passato e del presente a compilare l’apposita scheda per la raccolta dati.
In previsione della prossima uscita di un libro sulla musica a Correggio dagli anni ‘60 ai giorni nostri, il gruppo di lavoro del Centro Culturale Lucio Lombardo Radice che cura la realizzazione del progetto sta raccogliendo i dati relativi a tutti i gruppi attivi nel nostro comune da inserire in un archivio storico che sarà incluso nella parte finale della pubblicazione.
Il progetto prende il nome dalla storica rassegna dei gruppi musicali di base tenutasi a Correggio per oltre quindici anni, che, assieme al Terremoto Rock, ha visto nascere e crescere i nomi più importanti della scena musicale correggese: Ligabue, Afa (ex En Manque d'Autre), Mamamicarburo (ex Tonica), Little Taver… oltre a decine di altri gruppi che non hanno avuto lo stesso successo, ma hanno contribuito a tenere viva la tradizione musicale locale esprimendo la loro creatività e passione per la musica.
Il libro, oltre a presentare in maniera più dettagliata la storia dei musicisti che hanno varcato i confini regionali e nazionali, cercherà di indagare le ragioni storiche di questa presenza e i protagonisti che l’hanno stimolata. Si parlerà quindi di radio libere, dei concerti della festa dell’unità, di negozi di dischi, di rassegne di gruppi di base, di locali… per non dimenticare e sottolineare l’importanza di esperienze che hanno lasciato e continuano a dare alla nostra piccola città un patrimonio culturale e aggregativo di assoluta rilevanza.
Il rock, da sempre il genere preferito dai correggesi, è preso come punto di riferimento per poi allargare lo spettro di osservazione alle sue innumerevoli contaminazioni e agli altri generi musicali.
In questo senso l’intento è di raccogliere tutti i protagonisti della scena musicale e quindi di quello che è sempre più un fenomeno vario e sfaccettato: così accanto a tutti coloro che fanno musica in senso “tradizionale” (band o solisti) anche tutti quelli che fanno musica in altri modi: dj, realizzazione colonne sonore, etc. Unico requisito richiesto: nascita o residenza in territorio correggese.
Potete trovare le schede per la raccolta dati in Biblioteca, allo Spazio Giovani Casò, al MuzikStation oppure direttamente dal sito internet. Una volta compilate, le schede possono essere riconsegnate nei punti di raccolta presenti in ognuno di questi tre luoghi, alla sede del Centro Culturale (viale Vittorio Veneto 34/D) o inviandole all’indirizzo email info(at)correggiomonamor.it. Online sarà anche consultabile il catalogo storico dei gruppi correggesi.
Chi avesse materiale di interesse per la pubblicazione, volesse partecipare al lavoro di ricerca o desiderasse maggiori informazioni può contattare
Correggio Mon Amour

Tondelli e noi: musica, viaggi ed emilianità
di Massimo Zamboni
Tratto dagli atti del convegno "P.V. Tondelli tra musica e letteratura"
(Centro di Documentazione P.V.Tondelli)
Buonasera. Allora, io mi sono segnato un po' di appunti perché sono uno smemorato, ma non spaventatevi per il numero di fogli perché sono anche miope e li ho scritti larghi. La primavera dell'84 è stato il momento in cui ci siam toccati con Tondelli personalmente. Io abitavo in un quinto piano (all'epoca, abitare in un piano inferiore, era giudicato quasi sconveniente). Senza ascensore; e Tondelli saliva le scale, molto affaticato, allampanato, gentile, molto diverso da come uno se lo poteva immaginare, perché era vestito in maniera assolutamente non trendy, diciamo, comunque normale, con una camicina che usciva bianca dal vestito; assolutamente invisibile; e molto gentile.
La cosa che sapevamo di lui era che il giorno prima ci aveva telefo nato per farci un'intervista, era la prima persona che ci voleva intervistare, non aveva neanche bene l'idea di cosa volesse dire. Noi non lo conoscevamo, sapevamo vagamente, molto vagamente, che era uno scrittore porno (figuratevi voi!) e che i suoi libri parlavano di sesso sulla via Emilia o cose del genere. Questo perché i punkettoni sono sempre un po' grezzi quando danno i loro giudizi. Fu molto divertito dalla chiacchierata, poi sempre più serio, in realtà consapevole, molto intelligente che quello dei CCCP era un gioco serio. Diceva prima giustamente Piersanti che bisogna anche sorridersi, meno male.
Tondelli era molto consapevole che questa idea strana di punk filo - sovietico e di musica melodica emiliana non era uno scherzo che sarebbe durato per quella stagione lì o quella moda lì, ma qualcosa che andava a fare i conti in profondità, con la nostra storia vera, con la storia dell'Emilia Paranoica: la nostra comune storia.
Tante chiacchiere. Poi Tondelli se ne va. Qualche giorno dopo esce un articolo molto bello, per noi molto importante, sull'Espresso, quello che ci apre, diciamo così, la pista per poter cominciare a suonare davvero. Probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di Tondelli, probabilmente i tempi erano maturi in ogni caso; lui ha avuto il fiuto di saperlo per primo e di scriverne per primo. Invogliati da questo articolo cominciammo a leggere Tondelli e a scoprire, guarda un po', che anche lui fa musica melodica emiliana, quasi quasi si mette a fare punk filo - sovietico quando scrive, perché quello di cui parla Tondelli in Altri Libertini siamo noi, eravamo noi, le nostre case, le nostre discoteche, le nostre (anche) droghe, i nostri posti, i nostri pensieri, la nostra musica.
Tondelli, più degli altri, aveva avuto la capacità di (qua cito un attimo i CSI) ritagliare, in questa sommersione di insegne che ci circonda abitualmente, i dettagli minimali in primo piano, più forti del dovuto, in maniera così netta, così nitida, da costruirci sopra una storia: la nostra storia. Quando lui parla dell'Autostrada del Brennero tutti quelli della mia generazione la percorrevano da anni, e nessuno aveva mai pensato che era una grande periferia urbana, una grande arteria che collegava Carpi con Berlino; erano i due caselli di una stessa autostrada casualmente lunga 1.200 Km, ma vicina: il nostro mondo.
Tondelli aveva questa capacità di estrarre e farci capire questi dettagli della nostra vita; lui credo che avesse apprezzato molto la canzone Emilia Paranoica, che era l'Emilia schiacciata tra una sostanza storica, sicuramente orientata da Trieste a est e una consuetudine di vita di consumo, ricca, benestante, schizzata. Non vorrei che sembrasse troppo provinciale rivendicare così fortemente Tondelli all'emilianità, perché Tondelli non era uno scrittore campanilista, credo che condividesse con tutti quelli della sua età, me compreso, la necessità di girare nel mondo in posti ben stabiliti: Berlino, Amsterdam, Ibiza, Lowell (la città natale di Kerouac), tutti quei posti in cui sentivamo di dover andare, ma di dover andare per capire dove stavamo noi, non per capire dove stavano gli altri.
Bisognava andare a Berlino per capire era l'Emilia, bisognava andare ad Amsterdam, bisognava andare chissà dove per scoprire chi eravamo noi e che cosa ci facevamo qui. L'Emilia era, è, una terra strana, credo che si esprima al massimo quando è capace di unire insieme il pragmatismo e la visionarietà. Solo quando qualcuno è capace di unire fortemente questi due termini io credo che sia veramente emiliano fino in fondo.
C'è un gruppo musicale di Correggio, gli AFA, diceva che la peculiarità di questi luoghi, Correggio in particolare, è dovuta all'eccesso dei fertilizzanti che sono stati sparsi in questa pianura.
Questa cosa fa sorridere, ma non è mica una cosa da poco, nel senso che questi fertilizzanti da qualche parte sono poi andati a finire. Allora noi li stiamo assorbendo. Ed è anche una metafora inquietante, perché se pensate che tutte le piante da frutto qua attorno, le pesche, le albicocche, scoppiano letteralmente dall'eccesso di fertilizzanti, dopo pochi anni esplodono o le mucche sono giudicate da macello dopo tre anni e non dopo quindici, capite come poi questo eccesso di fertilizzanti porti dei semi piuttosto inquietanti dentro.
Pensate cosa è successo a Pier Vittorio, ci si potrebbe anche pensare. Comunque poi con Tondelli ci perdiamo di vista immediatamente, ma credo non ci perdiamo di odore, in sostanza. Io, ad esempio personalmente non ho mai letto più niente di lui, però l'ho sempre annusato, Tondelli era molto presente in quest'aria; c'era qualcosa che ci univa in profondità ed era, a parte l'età, un innato e sano timore per gli studiosi, per i sociologi, per quelli che pensavano di poter analizzare utilizzare i nostri movimenti; sembrava facile figurarsi le ronde armate di sociologi in giro che, come dire, chiedevano a raffica cosa vuoi?, cosa cerchi?, i giovani cosa fanno?, cosa sei?, cosa pensi?, cosa vorresti fare? Guardi... non vorrei fare niente, mi scusi.... Mi lasci perdere... Ci sono due termini di una stessa tenaglia: sono io tipico, o reattivo? È una domanda che io credo si sia posta anche Tondelli e anche molto fortemente, quanto c'è in me, o noi, o in voi, o anche in Tondelli di tipico, cioè di così legato intimamente ad un territorio, tanto da esserne formati o anche plasmati fisicamente, nell'aspetto, nella faccia, nel corpo, nei capelli, in tutto quanto... Penso ai racconti del vino che faceva Tondelli, di quanto lui si sentiva fortemente padano da questo punto di vista.
E quanto c'è di reattivo, di irrefrenabile che urge, che spinge, che ci toglie da questa costrizione collettiva e ci fa valere solo nella nostra singolarità, anche di piccolo gruppo, non solo di individuo solitario; credo che i due termini della questione siano questi, quelli che hanno determinato sicuramente il nostro percorso ma posso pensare anche quello di Tondelli.
L'altra domanda comune, che sembra paradossale, ma credo che sia la ricerca di una vita meno semplice, meno semplificata, perché è semplice la vita che scorre tra i poli del produci, consuma, crepa, è già finita lì, possiamo complicarla, possiamo frenetizzarla, possiamo pensarla come vogliamo, però ci sono sempre tre ghigliottine: produce, consuma, crepa. E allora Tondelli come noi, come tanti altri, gli sembrava un po' poco, penso io, azzardo, perché non l'ho poi mai più conosciuto da questo punto di vista, se pensate che a scuola ci insegnavano, alle elementari, che per unire due punti il modo migliore sia una retta, il più veloce, sicuro, affidabile. Sicuramente più palloso; per unire due punti, se uno fa una retta, non ha poi più niente da cantare, non ha poi più niente da scrivere. Tondelli lo sapeva molto bene questo; credo che per lui fossero i chilometri a unire i due punti, fossero i percorsi tortuosi, fossero le curve.
È stato così anche per noi: se i due punti diventano poi tre, la retta è ancora più determinata e terribile, ecco i tre punti - ricordate? - produci, consuma, crepa, allora lì veramente bisogna trovare delle scappatoie, perché ricordate che le vacche, le pesche, le albicocche di cui vi parlavo prima, siamo poi noi, alla fine. Questo eccesso di fertilizzanti, questa enorme quantità di stimoli che abbiamo, tutto bello, però dopo tre anni siamo al macello.
Poi parlavamo di Tondelli con la musica: c'è, in un suo racconto, in una raccolta credo Un Weekend Postmoderno, una specie di metafora molto bella scritta da Tondelli in cui lui andando in auto casualmente, da solo, di notte, nelle campagne emiliane, si sintonizzava su una radio, che era Mondoradio Rock Station, era l'unica delle poche radio che trasmetteva musica rock; Tondelli guidava la macchina in modo da non perdere mai la frequenza, ed era limitatissima perché era una radio piccola e privata, per cui si trovava a girare improvvisamente, a finire in mezzo ai campi, poi dopo ad attraversare un altro piccolo viottolino; si sentiva come una navicella spaziale alla deriva, guidata da questo comandante rockettaro. Questa metafora mi è sempre piaciuta, perché mi dà l'idea di come l'importante della musica sia la deriva, in fin dei conti, non sia tanto la professionalità, non sia tanto il business, non sia nient'altro che lasciarla andare, la musica, e quando deve morire deve morire, quando deve andare avanti deve andare avanti; mi piaceva questa idea di To ndelli che cercava di tenere la frequenza per quanto fosse possibile.
Pier Vittorio diceva che scrivere è usare una lingua, è un'operazione fatta con il linguaggio, cioè con i modi di dire una determinata cosa; in questo senso credo che il narrare sia il fine dello scrivere, non è il mezzo dello scrivere; per cui non è come nei libri gialli in cui devi arrivare alla fine per sapere chi è l'assassino, l'importante è il fluire di questa narrazione, non tanto sapere a che cosa tende o dove vuole andare a finire.
Credo che ci sia un paragone possibile da fare con l'idea di viaggio e penso che fosse cara anche a Tondelli, il super citato Kerouac, in cui l'importante era viaggiare, non era la meta; e così l'importante è narrare, non è la fine della storia.
Scrivere in questo senso vuol dire trovare la propria tonalità narrativa, la propria musica narrativa. Sicuramente Tondelli aveva trovato la sua musica narrativa.
Un'altra cosa che mi premeva è, sempre dal punto di vista di questa tonalità, di questa velocità narrativa, il fatto che Tondelli cercasse il suo ritmo; ma come avrebbe fatto a contare i bar che ci sono, tra Reggio Emilia e Parma, magari noi la facciamo tutti i giorni quella strada e non ci siamo neanche mai accorti che ci sono dei bar, perché la nostra velocità non ce lo consente; lui riusciva a contarli, perché lui conosceva quella che è la velocità padana vera, autentica, quella degli autori, grandi o piccoli che siano, che vanno dai CCCP, gli Afa, Bertolucci, Tondelli, Ligabue, Zucchero, tutta questa gente che ha così fortemente e con così grandi differenze conosciuto la velocità padana, quel soffio costante, il moto della pianura, magari sono i 40 Km orari massimi che servono per attraversare le città: Pier Vittorio aveva questo tipo di velocità.
Credo che da questo punto di vista, e poi concludo davvero, il suo appello finale sia quello che avevano anche i CCCP, e anche noi lo abbiamo copiato da qualcun altro, ma non è importante la primogenitura, qua siamo sempre tutti secondogeniti: "Dammi una mano, dammi una mano, a incendiare il piano padano; dammi una mano, dammi una mano, a consolare il piano padano". Ecco due poli saldi in cui collocare il nostro amico Tondelli.
Recuperato "l'urlo" di Munch

L'urlo è un celebre dipinto di Edvard Munch, realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, e, come per altre opere di Munch, realizzato in più versioni. Quella collocata alla Nasjonalgalleriet ad Oslo ha le seguenti dimesioni: 91x73,5 cm. Il 31 agosto 2006 la polizia norvegese ha recuperato la versione ospitata al Museo Munch, sempre ad Oslo, che era stata rubata il 22 agosto del 2004 assieme alla «Madonna» dello stesso autore.
La scena rappresenta un'esperienza vera della vita dell'artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della cittadina di Nordstrand il suo animo venne pervaso dal terrore. Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza: «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo neroazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»
Si distinguono chiaramente sullo sfondo i due amici che si allontanano lungo il ponte, estranei al terrore che angosciava il loro compagno. Mentre la bocca spalancata sembra emettere dei suoni che sconvolgono il paesaggio, con delle linee curve, ma non la strada, l'unica consigliera e amica dell'uomo, testimonianza della freddezza di talune persone.
Tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
LETTURE QUOTIDIANE
Garnant
Nuccini blog
Caliceti e Pederiali
AMICI PALUSTRI
Correggio Mon Amour
Marco Colarossi
Battotiz
Frankie Magellano
GolenaPaura
ScuoleCepam.it
Silva Nironi
Albert Ray
Spartaco 1905
MandrioCalcio.it
)
)





1.Palude
2.Pier Vittorio Tondelli
3.Luciano Ligabue
4.Lorenzo 'Jovanotti'
5.Fabio Volo
7."LeCittàInvisibili"Calvino
8."Heimat" di E.Reitz